L'area più richiesta da chi lavora nei servizi educativi e nella scuola: educatori che devono mettersi in regola col titolo, e chi vuole entrare nel mondo della psicologia.
Accanto a ogni corso c'è la classe di laurea: è il codice che conta nei concorsi e nelle graduatorie, ed è la cosa che ti verrà chiesta.
Triennali
Scienze dell'educazione e formazioneL-19
Scienze e tecniche psicologicheL-24
Magistrali
Scienze pedagogicheLM-85
PsicologiaLM-51
I piani di studio e gli insegnamenti li pubblica l'ateneo su unicusano.it: cambiano, e qui invecchierebbero.
Il mestiere dopo.
Questa pagina dice cose che nelle schede dei corsi non trovi, e non perché l'ateneo le nasconda: l'università racconta il corso di studi, non il mestiere che c'è dopo, e non ha motivo di dirti dove il percorso si incastra male con un lavoro a tempo pieno. Qui abbiamo messo le due cose insieme: che porte apre davvero ogni titolo, quali non apre, quante ore vanno fatte di persona e in che punto del percorso cadono. Dove una cosa non è ancora certa lo scriviamo, invece di arrotondare: su queste professioni le regole sono cambiate più volte negli ultimi due anni, e una data pubblicata qui invecchierebbe da sola.
Due catene, due tempi diversi. Chi lavora già nel sociale o nell'educativo di solito arriva con una domanda sola: quale delle due strade mi porta prima da qualche parte. La risposta sta nel tempo, non nel valore. Con la triennale in Scienze dell'educazione e della formazione hai il titolo da cui passa l'albo degli educatori professionali socio-pedagogici. L'iscrizione è un atto a parte, e se e quanto quel titolo pesi sul tuo inquadramento lo dicono il contratto di lavoro applicato e chi ti assume, non l'università: è una domanda da fare al tuo ente prima di iscriverti. Poco più della metà dei laureati prosegue con la magistrale. Fra chi si ferma alla triennale, a un anno dalla laurea lavorano 84 su 100, con 1.181 euro netti al mese in media (AlmaLaurea, Condizione occupazionale, indagine 2026, laureati 2024 a un anno dal titolo). Con la triennale in Scienze e tecniche psicologiche il conto è diverso: da sola non ti fa psicologo e non permette di usare quel nome. Una porta c'è, ed è la sezione B dell'albo: ci si arriva dopo la laurea, con un tirocinio di sei mesi e l'esame di Stato, e il titolo non è psicologo. Non a caso l'86,5% dei laureati prosegue con la magistrale, e chi si ferma è una minoranza di poco più di uno su dieci (AlmaLaurea, Condizione occupazionale, indagine 2026, laureati 2024 a un anno dal titolo). Il titolo che dà accesso alla professione arriva con la magistrale, e dipende dall'ordinamento: chi si immatricola nel nuovo ordinamento — a Unicusano dal 2023/24 — con la laurea prende anche l'abilitazione, perché il tirocinio e la prova pratica stanno dentro il percorso; chi viene dal vecchio ordinamento fa ancora il tirocinio dopo la laurea e l'esame di Stato. In tutti e due i casi il titolo di psicologo non arriva con la laurea: arriva con l'iscrizione alla sezione A dell'albo, che è un atto a parte. Le due strade non sono una più difficile e una più facile: una dura tre anni sulla carta, l'altra cinque. Chi lavora quasi sempre allunga, perché i 60 crediti l'anno sono un tetto e non un obbligo: di quanto allunghi nel tuo caso si guarda col consulente, col calendario davanti.
Scienze dell'educazione e formazioneL-19
Lavori dentro un servizio, non davanti a una classe. Una giornata tipo è un turno in un nido, in una comunità per minori, in un centro diurno: accogli le persone, tieni la relazione, scrivi le osservazioni, e in riunione porti quello che hai visto perché diventi decisione di tutti. È un lavoro su turni: i servizi educativi non chiudono quando chiudono gli uffici, e il fine settimana spesso è dentro il conto.
Per chi si lavora
Educatore nei servizi per la prima infanzia: la legge chiede l'indirizzo dedicato agli educatori dei servizi per l'infanzia. Che il curriculum sia quello valido per il nido fattelo confermare per iscritto dall'ateneo
Educatore in comunità per minori e in casa famiglia
Educatore nei servizi per la disabilità e nei centri diurni, sul versante socio-educativo: dove il servizio è sanitario o accreditato come tale, il posto può essere riservato all'educatore professionale sanitario, e chi assume lo dice nel bando o nell'annuncio
Educatore nei servizi socio-educativi del comune e del terzo settore
Educatore nei servizi extrascolastici, doposcuola e centri di aggregazione
Le porte che apre
È la laurea da cui passa l'albo degli educatori professionali socio-pedagogici, uno dei due albi istituiti dalla legge 55/2024
Apre l'ingresso alle magistrali dell'area, a partire da Scienze pedagogiche
Per il lavoro al nido, con i bambini da zero a tre anni, la legge chiede la laurea in Scienze dell'educazione con l'indirizzo dedicato agli educatori dei servizi per l'infanzia. In Unicusano c'è un curriculum dedicato a quel lavoro: prima di iscriverti fatti confermare per iscritto dall'ateneo che è quello che la legge chiede per il nido
Quelle che non apre da solo
Non è l'educatore professionale sanitario: è un altro percorso e un altro albo, ed è l'equivoco più frequente in giro
Non porta all'albo degli psicologi né ai concorsi da dirigente psicologo: sono un'altra professione e un'altra porta
Per chi si laurea adesso, un indirizzo diverso da quello dedicato ai servizi per l'infanzia non copre da solo il lavoro al nido: la legge non guarda solo alla classe di laurea, guarda a cosa c'è dentro il percorso, e cosa manca lo dice l'università. Chi invece si era iscritto a Scienze dell'educazione o a Scienze della formazione primaria negli anni prima della riforma tiene il titolo buono per il nido: una legge del 2025 ha messo per iscritto che conta la data di iscrizione al corso, non quella della laurea. Dove cade il confine lo dice la legge e lo verifica chi assume
Non è l'albo dei pedagogisti: quello passa da una magistrale
Il tirocinio di questo corso serve per prendere la laurea, non per esercitare una professione: qui la laurea non abilita
Non stai più solo dentro l'intervento: lo progetti, lo coordini e lo valuti. Una giornata è fatta di colloqui, riunioni di equipe, un progetto da scrivere per un bando o per un comune, e il lavoro di tenere insieme le persone che stanno sul campo. Molti la fanno restando nello stesso servizio dove già lavoravano, con un ruolo diverso e con la responsabilità che prima era di qualcun altro.
Per chi si lavora
Pedagogista nei servizi educativi e socio-educativi
Coordinatore pedagogico di nido, comunità, centro diurno, dove il requisito lo fissa chi assume
Consulente pedagogico per famiglie, scuole e servizi
Progettista e valutatore di interventi educativi, anche su bando
Formatore e responsabile della formazione in azienda e nel terzo settore
Le porte che apre
È una delle classi di laurea magistrale da cui passa l'albo dei pedagogisti, il secondo albo istituito dalla legge 55/2024
Chi ha entrambi i titoli può essere iscritto a tutti e due gli albi nello stesso momento: la legge lo consente in modo esplicito
La legge assegna al pedagogista la progettazione, il coordinamento e la supervisione degli interventi educativi. Chi possa occupare un posto di coordinatore lo decidono però la regione e chi assume, e i requisiti cambiano da bando a bando
Quelle che non apre da solo
Non è il titolo che la legge chiede per fare l'educatore al nido, con i bambini in sezione: per lo zero-tre la legge nomina la triennale a indirizzo specifico oppure la laurea a ciclo unico in Scienze della formazione primaria con il corso di specializzazione. Il coordinamento pedagogico del servizio è un'altra cosa, e i suoi requisiti li fissano la regione e chi assume
Non porta all'albo degli psicologi né ai concorsi da dirigente psicologo nel Servizio sanitario nazionale: quelli chiedono una laurea in psicologia
Non porta alla psicoterapia, che si esercita dopo la laurea in psicologia o in medicina e una scuola di specializzazione di almeno quattro anni
Non è l'educatore professionale sanitario, che è un percorso e un albo a parte
Il tirocinio di questo corso serve per prendere la laurea, non per esercitare una professione
Va detto subito, prima di tutto il resto: con questa triennale da sola non sei psicologo e non lo diventi. Chi si ferma qui e arriva alla sezione B dell'albo lavora in un ufficio del personale, oppure dentro un'equipe nei servizi alla persona: somministra test e strumenti standardizzati, elabora i dati, applica protocolli di selezione e di orientamento e, dentro l'equipe, porta avanti interventi di riabilitazione e reinserimento. La sintesi psicodiagnostica resta dello psicologo: chi è in sezione B ne elabora i dati, non la firma.
Per chi si lavora
Dentro un'equipe nei servizi alla persona, su riabilitazione, rieducazione funzionale e reinserimento sociale
In azienda, su selezione, orientamento professionale e analisi dei bisogni formativi
Nella progettazione e realizzazione di percorsi formativi
Su prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro
Nella somministrazione e nell'elaborazione di test e strumenti standardizzati
Le porte che apre
Apre l'ingresso alla magistrale in Psicologia, che è la strada che prende la stragrande maggioranza dei laureati
Dopo la laurea, un tirocinio di sei mesi e l'esame di Stato danno l'abilitazione per la sezione B. L'iscrizione all'albo si chiede poi all'Ordine della propria regione: è un atto a parte, con la sua pratica
In sezione B il titolo non è psicologo: è dottore in tecniche psicologiche per i contesti sociali, organizzativi e del lavoro, oppure per i servizi alla persona e alla comunità. Quale dei due dipende dal percorso, e l'annotazione la fa l'Ordine
Quelle che non apre da solo
Non abilita e non è diventata abilitante: abilitante è l'esame finale della magistrale, e solo per chi si immatricola nel nuovo ordinamento (a Unicusano dal 2023/24). Per la sezione B la riforma non ha cambiato nulla: restano il tirocinio dopo la laurea e l'esame di Stato. Da sola questa triennale non apre l'albo
Non permette di chiamarsi psicologo, né di fare diagnosi, né di usare metodologie sperimentali, né di supervisionare o coordinare l'attività psicologica di altri operatori: la legge tiene queste cose nella sezione A
Su una parte del lavoro la legge chiede la collaborazione con lo psicologo: la costruzione degli strumenti di indagine, gli interventi psico-educativi, il sostegno alla relazione genitore-figlio. Sul resto no
Non porta alla psicoterapia, che si esercita dopo la laurea in psicologia o in medicina e una scuola di specializzazione di almeno quattro anni
Non apre i concorsi da dirigente psicologo nel Servizio sanitario nazionale, che chiedono la laurea magistrale, l'albo e la specializzazione insieme
Le ore di tirocinio fatte dentro il corso non scontano nulla del tirocinio per la sezione B: quello resta di sei mesi e 500 ore, dopo la laurea
Della minoranza che si ferma alla triennale, a un anno lavorano 70,7 su 100, con 1.341 euro netti al mese in media. AlmaLaurea calcola questo dato solo su chi non si è iscritto a una magistrale: qui sono poco più di uno su dieci. I numeri di AlmaLaurea sono nazionali, valgono per la classe di laurea in tutti gli atenei italiani.AlmaLaurea, Condizione occupazionale, indagine 2026, laureati 2024 a un anno dal titolo
PsicologiaLM-51
Dipende molto da dove atterri, e i posti sono lontanissimi fra loro: un servizio pubblico, una cooperativa, un ufficio risorse umane, uno studio. Il tratto comune è che il colloquio, la valutazione e la restituzione sono il lavoro, non la cornice del lavoro. E c'è un tratto comune meno piacevole: il primo anno dopo la laurea è spesso l'anno in cui si costruisce l'accesso alla professione — l'iscrizione all'albo, la scuola di specializzazione, i primi incarichi — più che l'anno in cui si guadagna. Un punto che vale per i ruoli in cui ti presenti come psicologo: il titolo e gli atti riservati arrivano con l'iscrizione alla sezione A dell'albo, non con la laurea. La ricerca e la valutazione sono un'altra cosa: lì non è la legge a chiedere l'iscrizione all'albo, e se un singolo posto la chiede lo dice il bando. Il nome di psicologo resta comunque riservato agli iscritti.
Per chi si lavora
Psicologo nei servizi pubblici e nel privato accreditato
Psicologo del lavoro e delle organizzazioni, dentro le risorse umane o come consulente
Psicologo nei servizi educativi, sociali e per la disabilità
Libera professione
Ricerca e valutazione, dentro l'università o dentro enti e progetti
Le porte che apre
Per chi si immatricola nel nuovo ordinamento — a Unicusano dal 2023/24 — l'esame finale abilita alla professione: il tirocinio e la prova pratica stanno dentro il percorso
Con l'abilitazione in mano si presenta domanda di iscrizione alla sezione A dell'albo all'Ordine della propria regione: è un atto a parte, con la sua pratica, ed è da lì che arriva il titolo di psicologo
Quelle che non apre da solo
Non fa psicoterapeuti: la psicoterapia si esercita dopo una scuola di specializzazione di almeno quattro anni, ed è una strada a parte
Da sola non apre il concorso da dirigente psicologo nel Servizio sanitario nazionale: l'articolo 52 del DPR 483/1997 chiede insieme la laurea, l'iscrizione all'albo e la specializzazione nella disciplina messa a bando. Quale specializzazione valga, e con quali equipollenze o affinità, lo dice il bando dell'azienda sanitaria
L'abilitazione non è l'iscrizione: finché non presenti domanda all'Ordine non sei iscritto e non ti chiami psicologo
Per chi viene dal vecchio ordinamento la laurea non abilita: restano il tirocinio dopo la laurea e l'esame di Stato
Il tirocinio già fatto per la sezione B non sconta nulla del percorso verso la sezione A: le ore richieste restano quelle
A cinque anni la situazione cambia molto: lavorano 93,6 su 100, con 1.635 euro netti al mese in media. Fra le due magistrali di queste pagine è quella che a cinque anni corre di più. I numeri di AlmaLaurea sono nazionali, valgono per la classe di laurea in tutti gli atenei italiani.AlmaLaurea, Condizione occupazionale, indagine 2026, laureati 2020 a cinque anni dal titolo
Il giorno dopo la laurea — Scienze dell'educazione e formazione e Scienze pedagogiche
Il giorno dopo la laurea non scatta niente in automatico, e conviene sapere perché. La legge 55/2024 ha istituito due albi distinti dentro un solo Ordine organizzato regione per regione: per fare l'educatore professionale socio-pedagogico servono la laurea triennale e l'iscrizione all'albo degli educatori; per fare il pedagogista servono la laurea magistrale e l'iscrizione all'albo dei pedagogisti; chi ha tutti e due i titoli può essere iscritto a tutti e due gli albi nello stesso momento. L'Ordine però non è ancora in piedi: lo istituisce un decreto del Ministro della giustizia. Nel frattempo gli albi li forma un commissario, un magistrato nominato dal presidente del tribunale del capoluogo di regione, e in questa prima fase la domanda si presenta lì, al tribunale del capoluogo di regione. Modulo, documenti da allegare e termini li pubblica chi forma l'albo, e li guarda con te il consulente: i termini sono già stati spostati più di una volta, per questo qui non trovi una data. E finché quel primo elenco non è formato, la legge lascia continuare a lavorare anche chi la domanda non l'ha ancora presentata: vale per pedagogisti, educatori professionali socio-pedagogici ed educatori dei servizi per l'infanzia. Ultima cosa, perché capita: l'iscrizione non si chiede a un'associazione di categoria. L'albo è pubblico, e in questa fase lo forma il tribunale.
Il giorno dopo la laurea — Scienze e tecniche psicologiche
Il giorno dopo la laurea, per chi si ferma qui, non c'è nessuna abilitazione: la triennale non abilita, e la legge sulle lauree abilitanti non ha cambiato questa strada. Per la sezione B servono la laurea, un tirocinio di sei mesi e 500 ore da svolgere dopo la laurea in un'unica struttura, e l'esame di Stato; e anche lì l'abilitazione non è l'iscrizione, che si chiede poi all'Ordine della propria regione come atto a parte. Chi va avanti con la magistrale ha un percorso diverso, che dipende dall'ordinamento: chi si immatricola nella magistrale del nuovo ordinamento — a Unicusano dal 2023/24 — prende l'abilitazione con la laurea, perché il tirocinio e la prova pratica stanno dentro il percorso; chi viene dal vecchio ordinamento fa ancora il tirocinio dopo la laurea e l'esame di Stato. In tutti i casi il titolo di psicologo non arriva con la laurea: arriva con l'iscrizione alla sezione A dell'albo. Le sessioni d'esame e le finestre per far partire il tirocinio le pubblicano l'ateneo e l'Ordine, e le guarda con te il consulente.
Il giorno dopo la laurea — Psicologia
Il giorno dopo la laurea dipende dall'ordinamento in cui sei entrato. Chi si è immatricolato nel nuovo ordinamento — a Unicusano dal 2023/24 — con la laurea ha già l'abilitazione, perché il tirocinio e la prova pratica valutativa stanno dentro il percorso: non c'è nessun esame di Stato da fare dopo. Chi viene dal vecchio ordinamento no: per lui restano il tirocinio dopo la laurea e l'esame di Stato. In tutti e due i casi l'abilitazione non è l'iscrizione, e il titolo di psicologo non arriva con la laurea: arriva con l'iscrizione alla sezione A dell'albo: la domanda si presenta all'Ordine della tua regione ed è un atto a parte, con la sua pratica. Finché l'Ordine non l'accoglie non puoi chiamarti psicologo e non puoi esercitare. Modulo, documenti e termini della domanda li pubblica l'Ordine, e li guarda con te il consulente.
Com'è fatto l'anno.
Non l'elenco degli esami, che cambia e lo pubblica l'ateneo: il tipo di fatica di ogni anno, dove bisogna esserci di persona, e quanto pesa per chi lavora.
Scienze dell'educazione e formazioneL-19
1
Primo anno: il vocabolario
Si costruisce la lingua del mestiere: come una persona cresce, come si impara, come funzionano la scuola e i servizi, come si legge un comportamento senza appiccicargli un'etichetta. È l'anno più teorico e più lontano dal campo: chi arriva già lavorando nel sociale spesso lo trova strano, perché rimette in discussione cose che fa da anni per abitudine.
2
Secondo anno: dal generale al mestiere
Si passa a come si fa: progettare un intervento educativo e non improvvisarlo, leggere un gruppo, lavorare con la disabilità e con le situazioni di fragilità, stare dentro un'equipe. È anche l'anno in cui la scelta del curriculum comincia a pesare davvero, perché indirizza il tirocinio e quindi il lavoro dopo.
3
Terzo anno: la teoria incontra un servizio vero
Entra il tirocinio, 250 ore, e la teoria va a sbattere contro una struttura con le sue regole, i suoi turni e le sue persone. È la parte che va organizzata per prima, non per ultima, perché la struttura la cerchi tu e la convenzione la deve approvare l'ateneo.
Dove bisogna esserci
Al campus di Roma gli esami si sostengono di regola in forma orale; in videoconferenza si sostengono solo in forma scritta, dal proprio domicilio o nelle sedi convenzionate con l'ateneo.
Il tirocinio è obbligatorio: 250 ore, a partire dal terzo anno di corso, in una struttura vera. Senza, non si arriva alla laurea.
La struttura la cerchi tu, fra quelle già convenzionate con l'ateneo o proponendone una nuova; la pratica passa dall'ufficio tirocini e la domanda la approva il coordinatore del corso.
Il curriculum dedicato ai servizi per l'infanzia è quello con più impegno in presenza: oltre al tirocinio prevede attività di laboratorio che non si fanno online. Quante e dove, fattelo mettere per iscritto dall'ateneo prima di iscriverti.
Il tirocinio, una volta avviato, va portato avanti in modo continuativo: se resta fermo troppo a lungo si rifà da capo. I tempi li fissa il regolamento dell'ateneo e li segue l'ufficio tirocini.
Alla fine
Alla fine c'è la prova finale con la tesi. Una cosa in più va detta perché riguarda il futuro e non l'oggi: quando il sistema degli albi sarà a regime, la legge 55/2024 prevede una prova sul tirocinio dentro l'esame finale di laurea, da sostenere prima della discussione della tesi, con in commissione una persona designata dall'Ordine. Quella prova ha bisogno di un Ordine che designi il suo componente, e l'Ordine non è ancora costituito: oggi non è attiva. Come e quando si applicherà al corso lo dice l'ateneo.
Per chi lavora. Il punto dove si inceppa chi lavora è quasi sempre lo stesso: le 250 ore di tirocinio, che si fanno in una struttura, negli orari della struttura. Se lavori già nell'educativo puoi chiedere che il lavoro svolto valga come tirocinio, ma vale solo l'attività fatta dopo aver già preso una parte dei crediti del percorso, in una struttura che l'ateneo ritiene adeguata, e la decisione è del coordinatore del corso: prima di quella decisione nessuno può dirti come andrà. Il secondo punto sono gli orali, che si fanno al campus di Roma e non da casa: se stai lontano, mettili in conto come viaggi, non come ore. Il terzo è il ritmo: 60 crediti l'anno sono un tetto, e chi lavora spesso ne fa meno. Non è un dramma, ma va deciso prima, guardando insieme cosa comporta allungare.
Scienze pedagogicheLM-85
1
Primo anno: si sale di quota
Il lavoro cambia di segno: non più stare dentro un intervento, ma pensarlo, organizzarlo e capire se ha funzionato. Si impara a dare una consulenza, a capire se un intervento ha prodotto qualcosa e a tenere in piedi l'organizzazione di un servizio. Per chi arriva dal campo è l'anno in cui il mestiere che già fa viene guardato dall'alto, e non sempre è comodo.
2
Secondo anno: il campo e la tesi
Entra il tirocinio, 150 ore, e il lavoro si stringe su un terreno preciso, che di solito è anche quello della tesi. È l'anno in cui si decide che pedagogista si vuole essere, perché il progetto che porti alla fine somiglia molto al lavoro che cercherai. Per uno degli insegnamenti c'è un seminario concentrato in un fine settimana, venerdì e sabato: se sia in collegamento o al campus non è scritto da nessuna parte, ed è una delle prime cose da chiedere all'ateneo.
Dove bisogna esserci
Al campus di Roma gli esami si sostengono di regola in forma orale; in videoconferenza si sostengono solo in forma scritta, dal proprio domicilio o nelle sedi convenzionate con l'ateneo.
Il tirocinio è obbligatorio: 150 ore, a partire dal secondo anno di corso. Senza, non si arriva alla laurea.
La struttura del tirocinio la cerchi tu, fra quelle convenzionate o proponendone una nuova; la pratica passa dall'ufficio tirocini e la domanda la approva il coordinatore del corso.
Alla fine si consegnano una relazione sull'attività svolta e il registro delle presenze firmato dal tutor della struttura; il coordinatore mette il visto e la segreteria registra il tirocinio.
Alla fine
Alla fine c'è la prova finale con la tesi. Una cosa in più va detta perché riguarda il futuro e non l'oggi: quando il sistema degli albi sarà a regime, la legge 55/2024 prevede una prova sul tirocinio dentro l'esame finale di laurea, da sostenere prima della discussione della tesi, con in commissione una persona designata dall'Ordine. Quella prova ha bisogno di un Ordine che designi il suo componente, e l'Ordine non è ancora costituito: oggi non è attiva. Come e quando si applicherà al corso lo dice l'ateneo.
Per chi lavora. Qui il tirocinio è più corto, 150 ore, e per chi già lavora nell'educativo è il pezzo più gestibile: il lavoro svolto si può far valere, ma vale solo l'attività fatta dopo aver già preso una parte dei crediti della magistrale, e decide il coordinatore del corso. La voce di viaggio certa sono gli orali, che si fanno al campus di Roma: è quella da mettere in calendario prima di firmare. Sul ritmo, 60 crediti l'anno sono un tetto: chi lavora spesso ne fa meno, e cosa comporta allungare si guarda col consulente prima di iscriversi.
Scienze e tecniche psicologicheL-24
1
Primo anno: le fondamenta, e la parte dura
Come funziona la mente, come si osserva un comportamento, come si misura quello che sembra non misurabile. Il tratto duro è il metodo: misurare, contare, leggere dei dati e non delle impressioni, e capire quando un risultato vuol dire davvero qualcosa. È la parte che spaventa di più chi torna a studiare dopo anni, ed è quella che regge tutto il resto.
2
Secondo anno: gli ambiti si separano
La psicologia smette di essere una sola cosa e si divide in terreni di lavoro molto diversi fra loro, che chiedono strumenti diversi. Si imparano quegli strumenti e si comincia a capire dove si vuole guardare, che è la scelta che poi orienterà la magistrale.
3
Terzo anno: si entra in una struttura
Entra il tirocinio pratico valutativo, 250 ore, di persona, accanto a uno psicologo. Non è un extra e non è un tirocinio qualsiasi: per chi prosegue con la magistrale del nuovo ordinamento è la prima parte del tirocinio che porta all'abilitazione. Per chi si ferma alla triennale l'abilitazione resta un'altra strada, con il tirocinio dopo la laurea e l'esame di Stato. E non si attiva subito: l'ateneo chiede di aver già superato una parte dei crediti del corso, e appena la soglia è vicina la ricerca dell'ente e la pratica vanno fatte partire prima di tutto il resto. Qual è la soglia nel tuo caso lo dice l'ateneo, e il consulente la guarda con te.
Dove bisogna esserci
Al campus di Roma gli esami si sostengono di regola in forma orale; in videoconferenza si sostengono solo in forma scritta, dal proprio domicilio o nelle sedi convenzionate con l'ateneo.
Il tirocinio pratico valutativo è 250 ore in questa triennale, e sta dentro il piano di studi: è obbligatorio.
Si fa di persona. Da remoto non è ammesso, nemmeno una parte: è la cosa che chi sceglie un'università online dà per scontata, e non è vera.
Tutte le ore si fanno in un solo ente: una struttura sanitaria pubblica o privata accreditata, oppure un ente convenzionato con l'ateneo, con dentro uno psicologo iscritto all'albo A da almeno tre anni che fa da tutor. Lo studio privato va bene solo se è costituito come società, con un suo statuto. Si cambia struttura a metà strada solo per motivi gravi e documentati, con l'autorizzazione del coordinatore.
Non esiste una percentuale di assenze tollerata: le ore che salti le recuperi tutte. E il tirocinio va fatto in modo continuativo, non a spezzoni lontani fra loro. C'è un tetto massimo di ore al giorno e alla settimana, e lo fissa l'ateneo: dentro quel tetto l'orario lo concordi con il tutor.
Alla fine
Alla fine c'è la prova finale con la tesi, e basta: qui non c'è nessuna prova abilitante, perché la triennale non abilita. Per chi va avanti l'abilitazione dipende dall'ordinamento: chi si immatricola nella magistrale del nuovo ordinamento — a Unicusano dal 2023/24 — prende l'abilitazione con la laurea, perché il tirocinio e la prova pratica stanno dentro il percorso; chi viene dal vecchio ordinamento fa ancora il tirocinio dopo la laurea e l'esame di Stato. Per chi si ferma qui l'abilitazione arriva, se arriva, dall'esame di Stato per la sezione B, dopo il tirocinio post-laurea. E in nessun caso l'abilitazione è l'iscrizione: il titolo di psicologo arriva con l'iscrizione alla sezione A dell'albo.
Per chi lavora. Il punto dove si inceppa chi lavora è il tirocinio, e non c'è modo di aggirarlo. Le 250 ore si fanno di persona, in un solo ente, negli orari dell'ente, e l'esperienza professionale non vale: il regolamento esclude in modo esplicito il riconoscimento, anche parziale, di esperienze professionali certificate, anche se fai già esattamente quel mestiere. L'unica cosa che si può portare all'ateneo è un tirocinio già svolto dentro un precedente corso universitario di psicologia, e quanto valga lo decide l'ateneo. Va aggiunta una cosa che cambia il calendario: il tirocinio non si attiva subito, l'ateneo chiede di aver già superato una parte dei crediti del corso, e qual è la soglia lo dice l'ateneo e la guarda con te il consulente. Il secondo punto sono gli orali, che si fanno al campus di Roma. Il terzo è che questa è una triennale pensata per proseguire: se la scegli, il conto parte da cinque anni, e chi lavora quasi sempre allunga, perché i 60 crediti l'anno sono un tetto e non un obbligo.
PsicologiaLM-51
1
Primo anno: dal sapere al fare, e il tirocinio da organizzare
Il lavoro si sposta dal sapere al fare: cosa si può fare con una persona davanti, come si fa, e dove finisce il proprio ruolo. In parallelo c'è la parte da mettere in agenda prima di tutto il resto: il tirocinio non si attiva subito, l'ateneo chiede di aver già superato una parte dei crediti del corso, e appena la soglia è vicina la ricerca dell'ente e la pratica vanno fatte partire per prime. Qual è la soglia nel tuo caso lo dice l'ateneo, e il consulente la guarda con te. Chi rimanda questo pezzo si ritrova la laurea ferma alla fine.
2
Secondo anno: la tesi e la prova
Il secondo anno è quello della tesi e, per chi è nel nuovo ordinamento, della prova pratica finale. Le 500 ore non hanno un anno loro: partono appena la soglia di crediti è raggiunta, e chi lavora deve saperlo dal primo giorno, perché è il pezzo che decide quando ci si laurea.
Dove bisogna esserci
Al campus di Roma gli esami si sostengono di regola in forma orale; in videoconferenza si sostengono solo in forma scritta, dal proprio domicilio o nelle sedi convenzionate con l'ateneo.
Il tirocinio pratico valutativo è 500 ore in questa magistrale, dentro il piano di studi. Chi arriva senza aver fatto le 250 della triennale non le salta: le recupera qui, e in quel caso le ore da svolgere nella magistrale diventano 750, aggiuntive rispetto al percorso normale.
Si fa di persona, mai da remoto, nemmeno in parte. È il fatto più utile da sapere per chi sceglie un'università online.
Tutte le ore in un solo ente: struttura sanitaria pubblica o privata accreditata, oppure ente convenzionato con l'ateneo, con un tutor psicologo iscritto all'albo A da almeno tre anni. Lo studio privato va bene solo se è costituito come società, con un suo statuto. Si cambia struttura solo per motivi gravi e documentati, con l'autorizzazione del coordinatore del corso.
Non esiste una percentuale di assenze ammessa: le ore saltate si recuperano tutte, dentro la durata massima che fissa l'ateneo. Il tirocinio va fatto in modo continuativo. C'è un tetto massimo di ore al giorno e alla settimana, e lo fissa l'ateneo: dentro quel tetto l'orario lo concordi con il tutor.
Alla fine
Per chi si è immatricolato nel nuovo ordinamento — a Unicusano dal 2023/24 — alla fine, e solo dopo tutti gli esami e dopo il tirocinio, si sostiene la prova pratica valutativa: un orale sull'attività svolta nel tirocinio, sulle teorie e pratiche professionali, sulla legislazione e sulla deontologia, davanti a una commissione mista di docenti e di psicologi iscritti all'albo. Chi non la supera la ripete: quando, lo dice l'ateneo. Superata quella si discute la tesi e ci si laurea, e con la laurea arriva l'abilitazione. Chi viene dal vecchio ordinamento non fa questa prova: si laurea con la tesi, e l'abilitazione arriva dopo, con il tirocinio post-laurea e l'esame di Stato. In tutti e due i casi il titolo di psicologo arriva con l'iscrizione alla sezione A dell'albo, che è un atto a parte.
Per chi lavora. Qui si inceppa quasi tutto chi lavora, e nasconderlo non aiuta nessuno. Le 500 ore si fanno in orario di servizio della struttura, in un solo ente, di persona, in modo continuativo e dentro una finestra massima fissata dall'ateneo: significa che per un periodo bisogna avere le giornate libere, o averle ricavate. Il tirocinio non si attiva quando vuoi: l'ateneo chiede di aver già superato una parte dei crediti del corso, e qual è la soglia nel tuo caso lo dice l'ateneo. L'esperienza professionale non si converte in ore, mai, nemmeno in parte, nemmeno se fai già quel mestiere. Gli orali si fanno al campus di Roma e non da casa. E i 60 crediti l'anno sono un tetto, non un obbligo: chi lavora spesso ne fa meno, ma allungare la magistrale significa, per chi è nel nuovo ordinamento, allungare anche l'attesa dell'abilitazione. Questa è la conversazione da fare col consulente prima di iscriversi, con il calendario del lavoro sul tavolo.
Il conto vero, per chi lavora.
Le ore in presenza non sono un dettaglio, sono la parte del percorso che devi incastrare con il lavoro. Sulla catena pedagogica: 250 ore di tirocinio nella triennale, dal terzo anno, e 150 nella magistrale, dal secondo. Sono due tirocini distinti, uno per ciascuna laurea: chi fa tutte e due le lauree li fa tutti e due. Il curriculum dedicato ai servizi per l'infanzia ha in più attività di laboratorio in presenza, che al tirocinio si aggiungono: quante e dove, fattelo mettere per iscritto dall'ateneo prima di scegliere quel curriculum.
Sulla catena di psicologia il conto è diverso e molto più pesante: 250 ore di tirocinio pratico valutativo nella triennale e 500 nella magistrale, 750 in tutto. Chi arriva alla magistrale senza aver fatto le 250 le recupera lì, e in quel caso nella magistrale le ore diventano 750.
Sulla catena di psicologia questo conto vale per chi si immatricola nel nuovo ordinamento, a Unicusano dal 2023/24: il tirocinio si fa durante gli studi e la magistrale in Psicologia abilita. Nella catena pedagogica non c'è nessuna laurea abilitante: la porta è l'albo. Chi viene dal vecchio ordinamento non abilitante fa invece il tirocinio dopo la laurea e sostiene la prova di abilitazione. Da quale delle due porte entri lo verifica l'ateneo sul tuo percorso.
La differenza che pesa di più è un'altra. Nella catena pedagogica il lavoro già fatto può valere come tirocinio a certe condizioni, e chi decide è il coordinatore del corso. In psicologia no: il regolamento dell'ateneo esclude in modo esplicito il riconoscimento, anche parziale, dell'esperienza professionale certificata, anche quando è esattamente quel mestiere. L'unica cosa che si può portare all'ateneo è il tirocinio già svolto dentro un precedente corso universitario di psicologia, e quanto valga lo decide l'ateneo.
Il tirocinio di psicologia si fa in un solo ente, di persona, mai da remoto, e in modo continuativo: non esiste una percentuale di assenze ammessa, le ore che salti le recuperi tutte. E non si attiva quando vuoi: l'ateneo chiede di aver già superato una parte dei crediti del corso. L'ateneo fissa anche una finestra massima entro cui chiuderlo: soglie e termini li pubblica l'ateneo e li vede con te il consulente.
Al campus di Roma gli esami si sostengono di regola in forma orale; in videoconferenza si sostengono solo in forma scritta, dal proprio domicilio o nelle sedi convenzionate con l'ateneo. In ogni sessione si può fare uno scritto online e fino a tre orali a Roma: quante volte ti tocca il viaggio dipende da come distribuisci gli esami, e si guarda col consulente.
Il ritmo: nove sessioni d'esame in un anno, e comunque non più di 60 crediti per anno accademico. Il 60 è un tetto, non un obbligo: chi non lo regge allunga, e cosa comporta allungare si guarda col consulente prima di iscriversi, non dopo. Chi entra in una magistrale con delle materie da colmare le assolve prima degli esami del piano: cosa serve nel tuo caso lo dice l'ateneo dopo aver guardato la carriera. Quando si può dare il primo esame lo dice l'ateneo, e il consulente lo guarda con te.
I costi fuori retta esistono e sono più d'uno: la tassa regionale, i diritti di segreteria per i certificati, il contributo per l'esame di laurea e la pergamena. Il tirocinio ha un contributo suo, su tutti e quattro i corsi, e su psicologia è più alto. Le cifre non le pubblichiamo qui: si chiedono al consulente insieme al piano dei pagamenti, così le vedi tutte in una volta.
I permessi per il diritto allo studio esistono; chi ne ha diritto e quante ore lo dice il contratto di lavoro.
Un'ultima cosa onesta: la parte in presenza del percorso non si compra e non si scambia. Prima di firmare, guarda il calendario del tuo lavoro e chiediti dove metti 250 ore. Se non c'è risposta, è meglio saperlo adesso.
Da dove parti tu.
Scegli la tua situazione: ti diciamo qual è la porta d'ingresso a ciascun corso e qual è il primo passo. Quanti crediti ti vengano riconosciuti, invece, lo decide l'ateneo sui tuoi documenti — e la richiesta la facciamo partire noi, gratis, prima che tu ti iscriva.
Scegli la frase che ti somiglia di più: ti mostriamo la porta d'ingresso a ciascun corso di quest'area.
Come si studia
Lezioni registrate disponibili quando vuoi
Dirette in videoconferenza o in presenza a Roma
Esami a Roma, di regola orali, oppure scritti in videoconferenza
Iscriverti tramite noi costa come iscriverti da solo. Una laurea triennale è di 3.300 euro all'anno (dato di settembre 2026); le magistrali hanno rette diverse e ci sono agevolazioni per dipendenti pubblici e forze dell'ordine. La cifra che vale per te la confermiamo al colloquio.
Vediamo se è il corso giusto.
Al colloquio guardiamo cosa hai già fatto, cosa ti può essere riconosciuto e quale corso di quest'area ha senso per te.